
2025: anno nuovo, problemi vecchi!
Spesso svolto nell’ombra e lontano dalle luci della ribalta, il lavoro sindacale rimane essenziale per evitare le ormai strutturali derive del mercato del lavoro ticinese.
Licenziamenti, bassi salari, manodopera frontaliera a basso costo, fuga di cervelli, lavoro nero, … rimangono problemi irrisolti anche nel 2025. Questo è compatibile con sviluppo sostenibile del nostro tessuto economico? Ovviamente no.
Al sindacato si rivolgono quotidianamente ancora troppe persone che denunciano problematiche insostenibili derivanti da condizioni lavorative che vanno oltre una linea rossa invalicabile, quella che porta a insoddisfazione, demotivazione, sconforto e umiliazione. Antecedenti che portano inevitabilmente a malattie professionali, disoccupazione e a ulteriori problemi sociali legati a questi fenomeni.
Il sindacato, oltre a dare ascolto, conforto e protezione giuridica, deve riuscire a migliorare,
urgentemente, le condizioni contrattuali in diversi settori professionali. I lavoratori, con ancor più forza dopo la pandemia, rivendicano migliori salari, miglior conciliabilità tra vita privata e lavorativa, maggiori tutele contro il licenziamento, maggior flessibilità e autonomia organizzativa, così come un maggior coinvolgimento da parte dei quadri superiori nel processo decisionale.
Il nobile e antico lavoro di trattativa sindacale, che porta al raggiungimento di accordi condivisi tra due parti che rappresentano spesso interessi contrapposti, rimane centrale per dare forma e senso alle esigenze odierne dei lavoratori. Le proposte ideologiche e massimaliste (esempi in tal senso se ne sprecano ultimamente), avranno il difetto essenziale di non riuscire a convincere nessuno dell’altro fronte, rimarranno quindi inascoltate e cestinate, poiché irrealizzabili. Ogni trattativa prevede reciproche rinunce, questo perché la pace del lavoro è, in ogni caso, sempre e comunque meglio di un’estenuante, e nei fatti inefficace, guerra di trincea. Oltre vincere la guerra, bisogna vincere la pace. Questo prevede l’avere a che fare con il fronte opposto anche dopo l’acceso conflitto, dove le ferite, se troppo profonde, non potranno che riaprirsi.
Negli ultimi anni i sindacati hanno partecipato a trattative sempre più difficili, la crisi economica globale e locale, l’incertezza e i veloci cambiamenti in atto, non hanno facilitato il raggiungimento di accordi condivisi di lungo termine. Abbiamo partecipato a vere e proprie guerre di logoramento, ognuno barricato sulla propria posizione.
Dove siamo riusciti a mantenere intatti rispetto e stima personale tra le parti al tavolo, anche su fronti opposti, siamo riusciti a continuare a collaborare degnamente nelle varie commissioni paritetiche nell’interesse generale, coordinando i vari controlli aziendali e vigilando sull’applicazione e sul funzionamento dei vari contratti collettivi.
Dove non ce l’abbiamo fatta si è lavorato male e questo non ha fatto altro che favorire le derive alle quali si accennava qualche riga sopra. Ma gli antichi l’avevano già capito «E’ migliore e più sicura una pace certa, che non una vittoria soltanto sperata» (cit. Tito Livio, 27 a.C.).
Questo e altri articoli sul numero 422 di Progresso Sociale, il periodico dei Sindacati Indipendenti Ticinesi distribuito gratuitamente ai suoi soci.