Aziende svizzere e dazi doganali
L’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America avrà verosimilmente importanti ripercussioni economiche anche nel nostro Paese. Come oramai sappiamo da tempo le politiche economiche del Tycoon – sbandierate già in campagna elettorale – si concentrano fortemente sul protezionismo commerciale, in particolare attraverso l’introduzione di dazi doganali e altre misure volte a sostenere l’economia statunitense. Già durante il suo discorso d’insediamento del 20 gennaio, Trump ha dichiarato l’intenzione di imporre dazi e tasse ai paesi europei. Al Forum di Davos di gennaio Trump ha ribadito che le aziende europee dovrebbero produrre negli Stati Uniti per beneficiare di una tassazione tra le più basse al mondo; in caso contrario, sarebbero soggette a dazi doganali per vendere i loro prodotti sul mercato americano. Tensioni commerciali che potrebbero influenzare le dinamiche economiche globali e avere contraccolpi rilevanti anche alle nostre latitudini, sebbene non direttamente legati ai rapporti USA / UE. La Svizzera, essendo un’economia fortemente orientata all’export, teme a giusta ragione i potenziali impatti sulle sue esportazioni, specialmente per prodotti di lusso, farmaceutici e tecnologici. Secondo un sondaggio condotto dall’agenzia di stampa AWP un centinaio di aziende svizzere quotate in borsa sono presenti negli Stati Uniti, ma molte di esse producono e vendono localmente e difficilmente sarebbero colpite dall’aumento dei dazi che il Tycoon minaccia di imporre all’Europa.
Una domanda quindi sorge spontanea per molte aziende svizzere e ticinesi. In caso di introduzione di dazi doganali che toccano le nostre imprese è possibile attingere alle indennità di lavoro ridotto previste dalla legislazione federale sull’assicurazione disoccupazione (LADI)?
Prima di rispondere ricordiamo che le indennità di lavoro ridotto previste all’art. 31 e segg. LADI sono una compensazione parziale di perdite di lavoro dovute di regola a motivi economici, che causano riduzioni temporanee e straordinarie del lavoro ed hanno lo scopo principale di aiutare ad evitare licenziamenti, quindi a mantenere i posti di lavoro.
La questione se i dazi doganali siano coperti o meno da questo strumento economico era già stata posta alla Segreteria di Stato dell’economica (SECO) nel 2018 durante il primo mandato di The Donald. L’amministrazione federale si era espressa dopo la decisione degli Stati Uniti di introdurre dei dazi doganali sui metalli provenienti dall’Europa, dal Canada e dal Messico.
Dopo aver rammentato che di principio la perdita di lavoro che consente l’erogazione di tali indennità si giustifica unicamente se essa è dovuta a circostanze che non rientrano nella sfera normale del rischio aziendale del datore di lavoro, la SECO, a titolo di esempio, indicava che un’impresa di trasporti su strada è normalmente confrontata all’aumento delle imposte e delle tasse statali o ad altre misure di Stato che possono ripercuotersi negativamente sull’andamento delle ordinazioni. Essa sottostà inoltre alle misure protezionistiche applicate dagli altri Paesi per lottare contro la concorrenza estera. L’impresa deve pertanto prevedere simili rischi e tenerne conto nella propria strategia aziendale. In queste circostanze, le perdite di lavoro fanno parte dei rischi usuali nel ramo o nell’azienda. I dazi supplementari prelevati dagli USA sulle importazioni di alcuni prodotti di acciaio e alluminio è infatti un provvedimento motivato con ragioni di sicurezza nazionale.
La perdita di lavoro è dovuta quindi – sempre secondo la SECO – a circostanze che rientrano nella sfera normale del rischio aziendale del datore di lavoro. Queste misure non sembrano oltretutto essere limitate nel tempo e quindi non sono di durata temporanea. Una delle condizioni per l’ottenimento delle indennità è proprio il carattere temporaneo del motivo economico.
Alla luce di quanto sopra, se ne deve concludere che molto difficilmente per la sola questione dei dazi le aziende potranno vedersi concessa l’erogazione di tali indennità. Va tuttavia sottolineato che questa era la posizione della SECO nel 2018, attendiamo un’eventuale cambiamento di rotta. Sebbene, proprio perché la strategia di Trump è conosciuta da tempo, anche il concetto di straordinarietà oggi verrebbe meno.
Quali le possibili soluzioni alternative? Ridurre la dipendenza economica dagli Stati Uniti diversificando i mercati di esportazione, negoziare un accordo bilaterale di libero scambio oppure ancora investire ulteriormente in settori ad alto valore aggiunto (farmaceutico, tecnologia, orologi di lusso), i cui prodotti innovativi e unici tendono ad avere meno concorrenza e a essere meno colpiti dai dazi. Demostene diceva “Esiste un’isola di opportunità all’interno di ogni difficoltà.”
Questo e altri articoli sul numero 422 di Progresso Sociale, il periodico dei Sindacati Indipendenti Ticinesi distribuito gratuitamente ai suoi soci.