Debito pubblico

Una tematica calda. Due economisti. Due punti di vista.

Aumento del debito pubblico, una tematica spinosa e impossibile da evitare. I calcoli del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) indicano un disavanzo di oltre 64 milioni di franchi per il prossimo anno, dopo l’adozione di misure di rientro per 72 milioni totali (in parte di competenza del Governo e in parte del Parlamento), che si sommano ai 60 milioni già decisi. Il preventivo è calcolato inoltre senza versamenti da parte della Banca Nazionale Svizzera. Il debito pubblico del Canton Ticino si aggira sui 2,7 miliardi.
Le cause dell’incremento della spesa pubblica sono molteplici. L’impoverimento della popolazione e l’aumento dei costi della vita, pensiamo per esempio ai costi della cassa malati, portano ad un aumento delle richieste di sussidi. A queste spese si aggiungono i pesi per la tutela dell’ambiente e i costi pubblici che crescono di pari passo con l’invecchiamento della popolazione. La conseguenza è che il Cantone, e se parliamo a livello nazionale, la Svizzera, devono spendere di più per la popolazione e, siccome non ci sono nuove entrate che compensano questo incremento, il debito pubblico aumenta. Detto ciò, la situazione non è preoccupante come quella di altri paesi europei e rispetta pienamente i criteri di Maastricht in vigore nella zona euro. L’aumento delle imposte è una delle possibili misure per arginare il debito ma, visto il contesto attuale dove la popolazione è già sotto pressione economica, è difficile che questa via venga accettata. Per il 2025 sono previsti tagli che vanno a pregiudicare ulteriormente, come già avvenuto nel 2024, strutture per disabili e minorenni, servizi di cura a domicilio e i sussidi di cassa malati.
Sulla questione del debito gli economisti si spendono in pro e contro. In questo contesto ci sono economisti che ritengono che il debito sia necessario, perché lo Stato possa continuare a garantire dei servizi fondamentali, mentre altri dicono che il debito è un fardello che va sulle spalle delle nuove generazioni. Abbiamo chiesto a due economisti del nostro territorio di offrirci una riflessione su questo tema e sulle sue possibili soluzioni.


Due economisti di ambiti diversi. 

Due opinioni sulla tematica del debito pubblico e sulle strategie per arginarlo.


Alessandra Gianella
ha studiato sinologia, storia moderna e scienze politiche all’Università di Zurigo e alla Zhejiang University in Cina. Ha ottenuto un Master in Public Management and Policy all’USI.


Il punto di vista di Alessandra Gianella

I dati finanziari del Canton Ticino evidenziano una situazione complessa. Il disavanzo, inizialmente di 64 milioni a fine settembre, è aumentato a 103 milioni dopo che la tassa di collegamento e la compensazione parziale della progressione a freddo sono state respinte dal legislativo. Oltre a ciò, l’aumento del 10.5% dei premi di cassa malati per il 2025 ha comportato un adeguamento alle spese. Nei prossimi anni, inoltre, la Confederazione trasferirà ulteriori oneri ai Cantoni.

Questo contesto evidenzia la necessità di migliorare la gestione delle finanze pubbliche, con un occhio alle generazioni future. Spostare i problemi senza risolverli non è la soluzione. La stabilità finanziaria è fondamentale per garantire uno Stato capace di investire e riformare, ma spesso è ostacolata da difficoltà finanziarie.

Il riequilibrio dei conti pubblici è essenziale per uno Stato solido e per gli investimenti. Il debito pubblico comporta milioni di franchi in interessi, sottraendo risorse a investimenti e servizi. La Costituzione del Cantone prescrive una gestione equilibrata delle finanze, come richiesto anche dalla recente votazione popolare che esorta a riequilibrare i conti entro la fine del 2025. Tuttavia, i tagli o la limitazione delle spese devono essere ben ponderati, evitando di colpire le fasce più deboli. Non possiamo limitarci a piccole misure correttive, ma occorrono interventi strutturali.

Nel medio termine, il Gran Consiglio ha deciso di procedere con una revisione approfondita delle spese dello Stato, anche con il supporto di esperti esterni. È stato creato un gruppo con rappresentanti del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato per individuare e ridurre le spese meno essenziali. Esempi concreti potrebbero includere miglioramenti nell’efficienza della pubblica amministrazione, ottimizzando i processi, e miglioramenti nei servizi a supporto delle PMI (Piccole Medie Imprese), affinché possano investire e crescere.

Fortunatamente, non si parla ancora di tagli drastici, ma il risanamento delle finanze non deve gravare sulle persone più fragili. Interventi tempestivi sui conti pubblici aiuteranno a evitare tagli eccessivi in futuro. In tutti i Paesi iper-indebitati, il welfare è compromesso.

Il debito non è un concetto astratto, ma una realtà che deve essere gestita. Per contenere il debito, lo Stato può scegliere se aumentare le imposte o ridurre i servizi. Aumentare le imposte riduce il potere d’acquisto, mentre i tagli ai servizi peggiorano la qualità della vita. La sfida è trovare un equilibrio tra entrate fiscali e gestione del debito senza compromettere i servizi o aumentare il carico fiscale.

L’indebitamento è giustificato per finanziare investimenti che stimolano lo sviluppo economico, ma non per sostenere le spese correnti. Rimandare il problema di un debito eccessivo lo rende insostenibile nel tempo, poiché costa milioni in interessi.

Il Canton Ticino ha uno dei livelli di debito pubblico più alti della Svizzera. Tuttavia, ogni Cantone ha esigenze diverse e problematiche specifiche, come quelle del mercato del lavoro. Non possiamo fare confronti con cantoni come Zugo, ma dobbiamo fare il meglio nel nostro contesto.

Rispetto a molti Paesi europei, la Svizzera e il Ticino hanno una situazione finanziaria relativamente solida, grazie alla gestione prudente del debito e a un’economia stabile. Ciò è stato evidente anche durante la pandemia, quando lo Stato ha risposto prontamente alle necessità di sostegno finanziario. Tuttavia, non dobbiamo adagiarsi su successi passati: il futuro richiede impegno e visione.

Se la gestione corrente continua a essere finanziata con indebitamento, le giovani generazioni si troveranno con un debito pubblico elevato, una pressione fiscale crescente e risorse pubbliche destinate a finanziare debiti accumulati.

Il Canton Ticino è uno dei cantoni più sociali, con misure già adottate per migliorare la conciliabilità lavoro-famiglia, come la riforma fiscale sociale. Per promuovere ulteriori misure, è necessario concentrarsi su priorità e migliorare l’efficienza, liberando risorse per i settori più urgenti. La Storia e i compiti dello Stato evolvono, e la risposta deve essere adattativa.



Evaristo Roncelli
economista presso l’OCST con un passato da docente e ricercatore. Con una visione umanistica dell’economia, punta a offrire strumenti concreti per aiutare ciascuno a realizzare i propri sogni.


Il punto di vista di Evaristo Roncelli

Per comprendere il debito pubblico, bisogna metterlo in prospettiva, un po’ come si fa con il bilancio familiare. Anche se la situazione del Canton Ticino non è drammatica, si nota una tendenza preoccupante: si sta usando il debito per coprire le spese quotidiane, come una famiglia che prende un prestito per la spesa settimanale. Questo approccio non è sostenibile a lungo termine senza cambiamenti nella gestione delle risorse. Nel presentare i tagli al preventivo 2025, il Consiglio di Stato ha fatto solo aggiustamenti minori, senza intervenire in modo profondo. Ciò rischia di non risolvere i problemi economici e sociali di fondo, come tappare un buco in una diga con un dito invece di costruire una barriera.

Esistono leggi per limitare l’uso eccessivo del debito pubblico, ma per renderle più efficaci si potrebbe introdurre un limite al debito. Tuttavia, la chiave sarebbe adottare politiche strutturali per migliorare la spesa pubblica e stimolare la crescita economica. Solo così si potrebbe evitare che il debito cresca ulteriormente, garantendo un futuro finanziario più stabile.

Tagli eccessivi fanno traballare le misure di sostegno destinate alle frange di popolazione economicamente fragili? La strategia dovrebbe concentrarsi sulla creazione di posti di lavoro per i residenti, con programmi di inserimento e riqualificazione. Ma se i tagli sono troppo drastici e senza alternative, le persone economicamente più fragili rischiano di restare senza supporto, aumentando il disagio sociale e rendendo più difficile per loro risollevarsi.

La via più sostenibile per affrontare il debito è far crescere l’economia, come farebbe una famiglia che aumenta le proprie entrate per non chiedere più prestiti. Così facendo, si evitano nuove imposte e si mantiene l’attrattività del Ticino. Una crescita economica permetterebbe di gestire il debito senza peggiorare le condizioni di vita, generando nuove entrate in modo equilibrato e duraturo.

In alcuni casi, un aumento del debito può essere giustificato nel breve periodo, se i fondi sono investiti per stimolare la crescita e migliorare le prospettive future, come una famiglia che prende un prestito per comprare una casa che poi aumenta di valore. 

Rispetto ad altri cantoni svizzeri, il Canton Ticino ha un debito pubblico relativamente alto. Nel 2018, il debito rappresentava circa il 24% del PIL del Cantone, una percentuale elevata rispetto ad altri cantoni. Inoltre, il Ticino sta perdendo giovani che si trasferiscono altrove e la popolazione residente è in stagnazione. Questo limita la capacità del Cantone di attrarre capitali e persone, con un impatto negativo sulla stabilità economica.

Oggi si pensa ancora in termini di Stati per analizzare l’economia, ma la digitalizzazione e la globalizzazione premiano soprattutto le città. Il Ticino, come altre regioni rurali, subisce la concorrenza dei grandi centri urbani come Zurigo e Milano. Sebbene Ticino e Svizzera mantengano una solida situazione finanziaria, il Ticino deve trovare un nuovo ruolo economico per competere con queste aree e garantire uno sviluppo stabile.

Alcuni costi, come i sussidi per l’assicurazione malattia e i servizi sanitari, aumentano automaticamente. Aumentare le imposte rischia però di rendere il Cantone meno attraente per i contribuenti. Per invertire la rotta, serve una strategia di crescita economica che migliori le finanze senza gravare ulteriormente sui cittadini.

Le generazioni precedenti ci hanno lasciato un patrimonio importante: ospedali, scuole, università e altro.

Purtroppo, le politiche a favore della natalità non sono riuscite a fermare il calo della popolazione. Le regioni con economia in crescita tendono ad attrarre persone, non a perderle. Un rilancio economico potrebbe rendere il Ticino una terra di immigrazione, invertendo la tendenza e rendendo il Cantone più attraente per nuove famiglie e lavoratori.


Questo e altri articoli sul numero 421 di Progresso Sociale, il periodico dei Sindacati Indipendenti Ticinesi distribuito gratuitamente ai suoi soci.

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